4) Il resoconto di un'esperienza unica ed entusiasmante: l'antartide.

 

Primo marzo 2001, a due mesi esatti dalla partenza, rientro in Italia all'aeroporto di Venezia. 

La missione è andata benissimo, ho fatto lavori molto qualificanti, anzi, a dire il vero ho spaziato da lavori altamente professionali a quelli di pura manovalanza, ma questo lo sapevo già. In fase di selezione eravamo stati informati che, essendo in pochi dovevamo adattarci a fare di tutto, quindi sia i lavori per cui eravamo stati scelti, che per contribuire a tutti quei lavori di tipo; sistemazione materiali, costruzione di strutture varie, conduzione di vari tipi di mezzi, montaggio e smontaggio di attrezzature e di utenze varie, caricamento e scarico di containers dalla nave, etc. Oltretutto i militari presenti in base hanno il compito di assicurare la sicurezza di tutte le operazioni che si svolgono a BTN (Baia Terra Nova), quindi vari ruoli, di grande responsabilità, e Vi assicuro che non ho avuto il tempo di annoiarmi. Mi ritengo molto fortunato, per vari motivi che adesso passo ad elencare; intanto Vi assicuro che a BTN ho trovato persone con un elevato senso di responsabilità, e una professionalità fuori dal comune, uno spirito di collaborazione così elevato non lo avevo mai trovato, qualunque lavoro c’era da fare c’era sempre qualcuno pronto a darti una mano, se si presentava un problema; trovavi una mano pronta ad aiutarti. Anche caratterialmente, sembrava quasi che una regia occulta ci avesse messi insieme, un’armonia unica, credo siano anche state le condizioni ambientali ma; ci siamo sentiti un poco tutti fratelli, quindi come ho già detto persone eccezionali. I lavori a cui sono stato destinato sono stati di vario tipo, innanzitutto il subacqueo, ho avuto modo di mettere a frutto tutta la mia preparazione nelle attività subacquee fatta in questi anni, sia nell’ambito militare che civile, come militare ho il brevetto di operatore subacqueo addetto alla sicurezza, abilitato ai lavori sottocarena, ho anche il brevetto militare di fotografo sub, nell’ambito civile ho il terzo livello cmas. Quindi questo ha ben conciliato con la complessità delle immersioni in acque polari. Ho iniziato le immersioni da foro nel pack, per me era la prima volta, confesso che ho provato delle forti emozioni, sia durante la discesa dei 2 metri di ghiaccio che separano la superficie dallo strato basso del pack, che l’oscurità dell’acqua sotto il pack, dopo un breve controllo dei materiali e, un minuto per adattare gli occhi a quella condizione è iniziata la mia discesa nelle acque Antartiche, dopo una discesa di 15m, ho cominciato a vedere il fondo, uno spettacolo unico, eccezionale, grandi massi di granito pieni di vegetazione, immense colonie di stelle marine di tutte le dimensioni, ricci di mare, pesci che non avevo mai visto, e una particolare conchiglia simile alle nostre capesante, il suo nome è Adamussium colbecchi. Da quella volta io e gli altri operatori ci siamo immersi 37 volte, io sono stato quello che ne ha fatte più di tutti, gli altri operatori sub erano un incursore di marina, con il quale mi sono trovato benissimo, sia dal punto di vista professionale, che personale, l’altro è un dottore in biologia marina della stazione zoologica di NAPOLI, il quale essendo il responsabile della ricerca subacquea, dava le indicazioni sulle attività da svolgere, sull’attrezzatura da usare per fare i campionamenti, sui siti dove effettuare le immersioni, al che io e il collega incursore approntavamo i materiali, programmavamo l’immersione nelle attività del giorno, ed effettuavamo l’immersione. Potrei parlare per giorni interi delle immersioni, ma mi limiterò ad illustrare i tipi di campionamento fatti, sono stati di materiale bentonico, campioni del fondale marino, prelevamento di varie forme di vita, sia vegetale che animale, nei vari campionamenti sono stati usati vari tipi di attrezzature, che io non conoscevo, ma ho fatto presto a capirne il funzionamento. Le attività subacquee svolte quest’anno in Antartide da parte del programma di ricerca, sono state completate tutte, e questo è stato un buon risultato. Ho anche avuto modo di svolgere altri tipi di attività, ho lavorato con geologi e glaciologi, sono stato impegnato nella ricerca ed individuazione e caratterizzazione di corpi di ghiaccio “cunei” sepolti nella parte superiore del permafrost, per lo studio della loro distribuzione e diffusione, a questo proposito posso dire di avere imparato moltissimo, sono materie tutte nuove per me, la ricerca di questi cunei di ghiacci a anche significato un grande lavoro con il martello pneumatico, anche la componente fisica ha avuto una parte rilevante, ho lavorato di pala e piccone per giorni interi, ma sempre con gente che sa dare molta soddisfazione, professori universitari che ti danno tutto il loro supporto, sia fisico che intellettuale, spiegandoti il tipo di ricerca che bisogna svolgere, e compatibilmente alle loro possibilità fisiche aiutandoti. Tutto questo sempre in condizioni estreme, le temperature variano molto, a secondo la zona dove si lavorava, e al vento, ma comunque sempre sotto lo zero, a volte ho fatto dei lavori esterni con temperature sotto i – 25° C.

Usare l’elicottero in base è come prendere il pullman, tutti gli spostamenti e le missioni partono con l’autorizzazione della sala operativa, e quindi in volo si raggiunge la zona in cui si deve operare, io personalmente ho volato parecchie volte, ho svolto missioni nell’entroterra Antartico e ho avuto modo di vedere dei paesaggi unici, quello che io definisco l’Antartide vero, immense distese di ghiaccio, luoghi dove ogni forma di vita non resisterebbe più di qualche minuto.

Ho anche fatto il lavoro per il quale ero stato destinato inizialmente alla missione, cioè il pilota natanti, ho avuto modo di pilotare tutte le imbarcazioni della base, lavorando con i biologi marini e con studiosi che si occupano della contaminazione ambientale, tutti lavori vari e interessanti, non mi addentro in quello che è la specificità, ci vorrebbe troppo tempo.

Le attività iniziavano al mattino alle 08.00, la pausa pranzo dalle 12.45 alle13.30, poi si proseguiva sino alle19.30, unica mezza giornata libera la domenica pomeriggio, e non sempre…

Come le dicevo prima, non ho avuto il tempo per annoiarmi. Io e altri 3 militari abbiamo avuto l’onore di chiudere la base, è stato un momento di grande felicità in quanto si pensa che manca poco a riabbracciare i cari, ma confesso che ho anche provato tristezza, ho vissuto per due mesi dentro quel meraviglioso paesaggio, ho respirato l’aria purissima di quei posti, mi sono immerso dentro le sue acque, ho volato sopra le sue altissime montagne, ho avuto modo di giocare con pinguini, foche…non si può dimenticare tutto questo, qualcuno mi aveva parlato di mal d’Antartide, io non ci ho mai creduto, ma…le assicuro che nel momento in cui sono salito sul battello che ci portava in nave..ho provato una forte stretta al cuore, era già iniziato il mio mal d’Antartide.

Ho accennato delle foche, ma non ho detto che abbiamo la foca Lagunare, con molta cautela sono riuscito a fotografare una foca con il fazzoletto dei Lagunari, bell’impresa vero?

La mia lettera potrebbe durare tanto, ma forse è meglio finire qui, non vi vorrei annoiare con i miei racconti, quello che doveva essere fatto è stato fatto, il "Lagunare Guido“ come mi chiamavano in base” è tornato, senza troppo clamore, ho fatto tutti i lavori che dovevo fare, ho sempre messo in risalto il mio reparto di appartenenza, ho fatto conoscere i Lagunari anche in Antartide, ho ricevuto compiacimenti verbali e scritti da parte di tutti i responsabili della spedizione, sia militari che dell’organizzazione ENEA, che dal responsabile degli scientifici, ma questo è poco importante, la cosa più importante è che si è conosciuto i Lagunari nel modo più positivo possibile, obiettivo raggiunto.

Lagunare Guido

 

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